·Ahmed e Doudou, poi Yusuf·

I morti smettono di essere un numero e diventato concretezza quando ti misuri con le loro vite concrete. Con i loro volti, i loro oggetti.

Di Ahmed e Doudou, scomparsi in mare, sono rimasti proprio e solo gli oggetti, che raccontano di un mondo in tutto simile al nostro. I nomi incisi sulle fedi, la canottiera da basket, un quaderno di appunti, degli abiti da ragazza. 

Ahmed e Doudou. Una coppia di giovani sposi.

Chissà chi erano, cosa facevano e speravano. 

Nulla di diverso da ciò che speriamo noi, probabilmente. Guadagnarsi da vivere,  avere un posto sicuro dove crescere, amare, gioire.

Poi di più, una volta messo al sicuro l’essenziale. Diventare un campione di basket, per esempio, come quella canottiera può far immaginare. Perché no? Anche i sogni e le fantasie hanno il diritto di essere simili ai nostri. 

Solo che noi partiamo già dalla fase successiva. Dalla realizzazione personale, avendo molte più opportunità per appagare i bisogni vitali.

Ora come si fa a tornare al nostro quotidiano. Con questo peso? 

Lo faremo, perché ognuno è preso dal proprio percorso e nessuno, individualmente, può fare qualcosa di veramente utile.

Però. 

Tutti insieme, forse, sì. 

Potremmo. Dovremmo.

Il mondo non può essere diviso in una parte che muore di obesità e una che muore di fame. In una che nuota e l’altra che affoga. In una che davanti al televisore di ultima generazione osserva, in alta definizione, la disperazione dell’altra.

C’è Yusuf, poi. 

Aveva meno di sei mesi. E’ stato seppellito ieri, a Lampedusa. Dietro di lui, la madre, che aveva cercato di portarlo qui, pensando di trovare una vita migliore. Di poterla dare a Yusuf. Che poi sarebbe Giuseppe, in italiano.

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Erano vivi, invece. Ahmed e Doudou. Un miracolo, quasi. Quando hanno visto le foto delle loro povere, uniche e perdute cose si sono fatti avanti.
Le cose non erano perdute. Loro erano vivi.
Un lieto fine, quasi.
Mancano i molti che, invece, sono rimasti sotto al mare. O ne sono usciti, ma cadaveri.
E poi manca Yusuf. Il piccolo Yusuf. Che poi sarebbe Giuseppe, in italiano.
Ahmed, Doudou, Yusuf. Nomi, persone e destini. Da amare. E da salvare. Tutti.




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