·Abruzzese sarà lei·

E mica ci poteva mancare, nel finale di questa campagna elettorale, una sfida di abruzzesità, tanto per restare in tema (un tema, si ricorderà, tirato fuori inizialmente dallo stesso centrodestra ostile alla candidatura di Marco Marsilio e poi passato di bocca in bocca e di coalizione in coalizione). E’ stato Abruzzolive a mettere a confronto i quattro candidati alla presidenza di Regione e a sottoporli a un esame di identità regionale. Eccole, nel video sotto, le loro facce: ridente quella di Sara Marcozzi, imbarazzato Marco Marsilio, divertito ma compassato Giovanni Legnini, concentratissimo Stefano Flajani. Inevitabile e ingenuo lo scivolone di Marsilio che interrogato su un ritornello di una canzone abruzzese, a tema libero (come le domande che ti fanno i prof quando vogliono metterti a tuo agio), lui fa scena muta. No, non lo sa, non lo conosce il ritornello e ride parecchio nervoso. Bocciato sì. 

Bravi bravissimi e pronti tutti gli altri, la Marcozzi addirittura intona Cicirinella, la sua canzone abruzzese preferita, dice Peccato che anche lei non superi l’esame, al pari di Marsilio. Cicirinella è una filastrocca creata a Napoli nel diciottesimo secolo e che poi soltanto poi si è diffusa nel centro e sud d’Italia in varie versioni dialettali, e quindi anche in abruzzese, musicata dai Tequila e Montepulciano band. Insomma, sei  meno. A questo punto, tanto valeva candidare ‘Nduccio: a questa gara avrebbe vinto facile.

Abruzzese o romanesco

Insomma, se non si fosse capito, la sfida è tra chi conosce più lingue: se la campagna elettorale ormai agli sgoccioli si gioca molto se non tutto sulla (non) abruzzesità di Marco Marsilio, ecco qui che il candidato del centrosinistra Giovanni Legnini fa sfoggio di romanesco. E così al quotidiano Impaginato.it, l’ex vice presidente del Csm ha detto, riflettendo sulle motivazioni che hanno portato il  centrodestra a indicare Marsilio:

“Perchè avete scelto un candidato non abruzzese? Perchè avete barattato interessi su un tavolo di scambio con altre pedine? Noi in Abruzzo diciamo che Marsilio è una fregatura, a Roma si direbbe è na sola’’.

Insomma, Legnini è bilingue: questo lo abbiamo capito, Marsilio no o almeno non ancora.

La protesta anti-Salvini

Ha trovato un mare di mani che spuntano dall’erba, dal selciato, ha trovato barche di carta insanguinate Matteo Savini: ieri mattina ad accogliere il ministro dell’Interno arrivato a Pescara e a Bussi per la chiusura della campagna elettorale c’erano tantissime installazioni di artisti realizzate nella notte.

Il Comune di Pescara

A Bussi, sulla collina, disegnato il numero 49 in caratteri giganti, tanti sono i milioni che la Lega deve restituire, sempre a Bussi centinaia di barchette insanguinate, con la scritta: “Bussi accoglie”. E anche davanti al Comune di Pescara, mani che spuntano dal selciato come è accaduto ad Atri. La risposta all’intolleranza e alla politica anti-migranti del ministro dell’Interno.

Il selfie con l’albero e la cura del rostello

Che ha risposto sparandosi selfie a raffica e dimentico di quando inveiva contro i terroni abruzzesi, ha giocato a fare il simpatico usando il binomio cibo-Abruzzo:

“In questa campagna elettorale ho perso due chili- ha esordito durante la conferenza stampa tenuta a Pescara con Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi – da lunedì li recupererò mangiando arrosticini”.

La fornacella pare che la porterà Marsilio.

All’Aquila poi mercoledì sera si è fatto un selfie con l’albero, forse perché con lui non c’era rimasto più nessuno. Anche a Pescara si è esibito con la divisa dei vigili urbani e poi con una maglietta bianca con lo slogan identitario preferito dalla curva nord: “Nu’ sem nu’”. Scivolone da trance agonistica: lo slogan è prettamente pescarese, e forse non gliel’hanno detto a Salvini che l’Abruzzo è terra dove è sempre più vivo il dualismo Pescara-L’Aquila e per il capoluogo di regione “Nu’ sem nu’” può diventare un affronto. La differenza, tra venire in Abruzzo anche mille volte come in questa campagna elettorale, e conoscere l’Abruzzo è tutta qui.

Sostegno all’editoria, non firmano Marcozzi e Frajani

Una nota dolente, che deve far riflettere. Il Sindacato dei Giornalisti Abruzzesi e l’Ordine Regionale dei Giornalisti hanno inviato, nei giorni scorsi, ai quattro candidati alla Presidenza della Regione Abruzzo una proposta di impegno per arrivare, nel primo anno della prossima legislatura, alla calendarizzazione di una legge regionale di sostegno all’editoria. L’Abruzzo è infatti una delle poche regioni italiane, se non l’unica, a non avere oggi una normativa che, nell’aiutare un settore – pilastro della convivenza democratica – ristabilisca regole premianti per aziende virtuose e consenta la tutela e il rafforzamento dell’occupazione, contrasti la deregulation e il lavoro nero che stanno distruggendo l’economia del settore. L’impegno è stato sottoscritto dai candidati Giovanni Legnini e Marco Marsilio. Gli altri due, Stefano Flajani e Sara Marcozzi no, non hanno firmato.

In tremila per Di Matteo

Via alle feste con comici ospiti illustri e gran pienoni. Ieri sera ha cominciato Donato Di Matteo che ha riempito il Pala Dean Martin a Montesilvano con tremila persone (nello stesso spazio oggi chiuderà la campagna elettorale Sara Marcozzi dei 5 stelle, che ha invitato Luigi Di Maio e Paola Taverna). Per lui si sono esibiti Vincenzo Olivieri, Tiziana Di Tonno e Marco Papa. Successone.

Berlusconi badante di Marsilio

E alla fine Silvio Berlusconi gli ha rifilato un colpo basso, a Marsilio. Ma così basso che lui, il candidato, manco se n’è accorto: tanto che faceva sì sì con la testa. Il Cavaliere ha detto che se l’uomo della Meloni lunedì dovesse essere eletto, lui Berlusconi lo affiancherà per un anno per insegnargli a fare il mestiere di governatore. Se ci mettiamo che una settimana fa all’Aquila ai microfoni di Onda tv aveva freudianamente sottolineato che  Marsilio “è l’uomo che non ci farà vincere le elezioni”, viene il sospetto che li stia a prendere tutti per i fondelli. La notizia, subito rilanciata sui social è passata così: “Marsilio se eletto avrà la badante”. Insomma, un rapporto al contrario: lui quasi 50enne con badante di 82 anni. 

ps: bilancio finale: in questa campagna elettorale abbiamo sentito parlare quasi esclusivamente di abruzzesità con tutti i simboli annessi e connessi, abbiamo assistito a spot in madrelingua toccolana con fiaschi di vino e caminetti accessi, e poco, pochissimo, di programmi e di impegni. Insomma, rostelli & dialetto: ma l’Abruzzo, perdonate, merita molto ma molto di più.




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