·A egregie cose·

banchi

Era il 28 giugno ma non faceva troppo caldo nell’aula d’esame. Indossavo una camicia a righe, perché su “Da qui alla maturità” (l’inserto con cui il Corriere della sera, da un paio d’anni, accompagnava gli ultimi, fatidici, giorni di preparazione) avevo letto che, secondo una diffusa scaramanzia, all’esame si dovesse indossare almeno un capo a righe. Possedevo un certo talento nel fare mie le superstizioni altrui.
Come prima materia “portavo” Italiano, ma era stata una decisione tardiva e quindi mantenevo diverse lacune, soprattutto sui testi.
Il Presidente della commissione, anziano e dall’atteggiamento austero, dopo le presentazioni di rito, esordì così: “Cominciamo con <Dei Sepolcri>; prenda da <A egregie cose>, legga e spieghi il significato”.
“Dei sepolcri” era una delle mie lacune. Non avevo la minima idea del punto in cui potessi trovare “A egregie cose”. Sfogliai con decrescente calma due pagine in avanti, poi due indietro, riuscendo a fermarmi prima che i movimenti, diventando frenetici, rivelassero la mia ignoranza. Ero nell’angolo. Dovevo tentare il tutto per tutto. Montai faccia ed espressione da lettore di telegiornale, posai la mano sul libro, a voler esprimere un senso di assoluto dominio su tutto ciò che vi era scritto, e recitai: “Prima di esaminare questo specifico passaggio, conviene accennare brevemente alla poetica dell’autore”. Iniziai, così, una lunga cavalcata, che, partendo da Foscolo, passando per Manzoni, Leopardi e tutti gli autori del programma del terzo liceo, finì con Montale. Delle “egregie cose” non parlammo più. Credo, ripensandoci oggi, che fu per la compiacenza del Presidente, il quale, nell’accorgersi del mio evidente tentativo di eludere la domanda, forse apprezzò quel po’ di intraprendenza che mostrai.
Con “Dei Sepolcri” di Foscolo non mi sono più misurato. Sino a quando, in una dolorosa ricorrenza, addolcita dal ricordo, mia moglie, che tuttora frequenta le belle lettere, mi ha citato la celeste “corrispondenza d’amorosi sensi” che grazie ai sepolcri si stabilisce. Allora, solo allora, mi è successo di tornare all’opera di Foscolo e di sfogliarla, cercando ancora “a egregie cose”, che di nuovo, in prima battuta, non ho trovato. Su alcuni aspetti non si cambia mai abbastanza. Poi ho utilizzato la funzione “cerca” e allora eccole qui. Ben ritrovate, “egregie cose”. Ora ho capito chi siete. Siete le cose per cui si accendono gli animi nobili, davanti alle “urne dei forti”. Siete le cose grandi che certe volte riusciamo a fare, magari ispirati, aiutati, incoraggiati da chi non c’è più.
Ecco, cari maturandi, voi state per accendervi ad una cosa grande.
Cercherete di fare al meglio il vostro esame e poi di dimenticare, andare via, lontano.

Ugo_Foscolo
Eppure.
Eppure vi capiterà di sognarlo. Soprattutto se l’esame vi avrà dato soddisfazione. Sembrerà un incubo, ma sarà, invece, un sogno di incoraggiamento. Quel sogno, insegna Freud, è il messaggio con cui l’inconscio, in un momento difficile, vuole dirti che ce la puoi fare anche adesso, come allora. L’angoscia che sentirete nel sogno e che attribuirete all’ipotesi, orribile, di dovere sostenere nuovamente l’esame, sarà, in realtà, la rappresentazione di una angoscia della vita cosciente. L’esame di maturità come simbolo della vostra capacità di affrontare e superare i problemi.
Al di là dello specifico momento dell’esame, comunque, tutto ciò che avete studiato, incontrato, evitato, capito, non capito, amato, odiato, anche se ora non lo credete possibile, viaggerà con voi e un giorno, inaspettatamente, salterà fuori. Potrà essere per la segnalazione della persona che amate, per un vostro autonomo ricordo, per la casualità di un libro che cade e si apre su una certa, particolare pagina. Ritroverete quello che avevate incontrato tanti anni prima, lo riconoscerete. Forse, per la prima volta, lo conoscerete. Ne scoprirete, allora, il significato più profondo. Quello riservato a voi. E vi sarà di aiuto. Per sentire un’emozione. Accettare un dolore. Dare un senso alle cose che vi accadranno. A questo, in fin dei conti, è orientato il percorso di studio che sin qui avete seguito. A farvi sentire più forti, consapevoli, ricchi. A far sì che possiate, un giorno, accendervi alle vostre “egregie cose”. Anche se ora non lo credete possibile, sarà così.




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