·2 agosto 1980·

Erano le 10  di mattina e faceva caldo. D’estate piena, a Bologna.

L’unità titolava in prima pagina sulla crisi della politica industriale italiana e, con enfasi appena minore, sulle Olimpiadi di Mosca.

Loro in procinto di partire o appena scesi dal treno. In attesa di qualcuno. 

Che caldo, eh? 

Mamma dobbiamo aspettare molto

Ancora un po’, ma ti prometto che appena arriviamo a Cesenatico sistemiamo le valigie e andiamo subito al mare

Alcuni aspettavano in piazza. Per esempio i tassisti. 

Mo dai che adesso arriva un bel treno di tedesche e le carico tutte.

* * *

Avevo undici anni ed ero nel mio mare. Ad agosto, come tutti gli anni. 

A me piaceva prendere il treno. Accadeva spesso, soprattutto d’estate. Mi piaceva e non ne avevo nessuna paura. Della macchina sì, a volte. Su certi cavalcavia alti, per esempio. 

Sul treno, invece, stavo proprio bene e non mi veniva mai la nausea. Riuscivo persino a leggere Alan Ford.

* * * 

Alle 10,25, un’esplosione tirò giù un’intera parte della stazione di Bologna. Quella dove c’era la sala d’attesa, tra i binari e la piazza. Una valigia piena di esplosivo, lasciata lì, nel punto più affollato, per fare più male possibile.

Calcinacci, vetri, pezzi di rotaie, di vagoni, sangue, urla, sirene. 

Morirono 85 persone, più di duecento rimasero ferite.

* * *

In spiaggia, con gli amici, cercavamo di organizzare le sfide calcistiche per il pomeriggio, contro i comprensori rivali, come la Trireme o Le Dune.

Prendevamo accordi e poi disegnavamo le formazioni e gli schemi sulla sabbia.

Allora tu giochi nel solito ruolo, però cerca di metterci un più di grinta dell’altra volta, ok?

* * *

Un autobus, il 37, venne trasformato in autoambulanza e iniziò la navetta dalla stazione all’Ospedale Maggiore. Era dai tempi della seconda guerra mondiale che non si vedevano scene simili. 

Nel pomeriggio, sul tardi, arrivò il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Cercava di portare la vicinanza dello Stato a una città sconvolta.

* * *

La notizia irruppe nelle vacanze che cominciavano proprio in quei giorni per la maggior parte degli italiani. 

E’ difficile da spiegare per chi non l’abbia vissuto. Però la sensazione, ora, è che sui mezzi d’informazione tutto sommato fece meno rumore di quanto non ne farebbe oggi.

Non eravamo più cinici, eravamo solo più abituati a questi orrori. 

Era passato poco più di un mese dalla strage di Ustica, del 27 giugno 1980, con l’aereo Itavia precipitato in mare sulla tratta Bologna – Palermo: 81 morti. 

Era di due anni prima la strage di via Fani, con il rapimento di Aldo Moro, l’uccisione degli uomini della scorta e poi, dopo 55 giorni drammatici, anche dell’uomo politico.

Ancora ad agosto, nel 1974, c’era stata un’altra strage, quella dell’Italicus, in cui erano morte 12 persone. E Piazza della Loggia, a Brescia, sempre nel 1974. E piazza Fontana, a Milano, nel 1969. 

Quasi tutti i giorni morivano magistrati, poliziotti, giornalisti. Per mano terroristica. In Sicilia per mano mafiosa. 

Convivevamo con l’orrore. Ed era proprio qui, vicino a noi. Nel nostro paese.

Dalla seconda guerra mondiale, del resto, erano passati meno anni di quanti non ci separino oggi da allora.

Forse è per questo se il 9 agosto del 1980, appena una settimana dopo la strage, il Corriere della Sera, in prima pagina, poteva titolare sulla possibile ricandidatura di Carter a Presidente degli Stati Uniti, sulla dichiarata lealtà dei socialisti al governo Cossiga, sull’aumento del canone rai. La strage di Bologna solo nelle pagine interne. Un tentativo di rimozione, probabilmente. Comunque non riuscito. Perché quella tragedia ha lavorato nello strato profondo della nostra coscienza collettiva.

* * *

Nel 1992, a dodici anni dalla strage, m’ero fatto adulto già da un po’. 

Andai a vedere un film, s’intitolava “Per non dimenticare”, che cercava di dare un volto e una storia ad alcune delle vittime della strage. Grandi, bambini, anziani. Turisti, cittadini, tassisti. Tante piccole storie, comuni e straordinarie al tempo stesso. Il racconto dei loro ultimi 40 minuti, con un andamento che, avvicinandosi alle 10,25 si faceva incalzante. Pochi secondi, un fotogramma per ogni personaggio, poi la fine.

* * *

In un’altra estate, trovandomi a passare per Bologna, con il sacco a pelo sulle spalle e il biglietto Interrail in tasca, mi fermai lì davanti, dov’era successo tutto. Scorrendo i nomi delle vittime sulla lapide commemorativa, mi sembrava di sentire le loro voci, di vedere i loro volti. L’orologio della piazza, fermo, da quel 2 agosto 1980, alle 10,25, batteva il tempo della memoria. Chiunque sia stato, pensai, non ha vinto. Attraversai la sala d’attesa, andai a verificare l’orario di partenza del mio treno e mi avviai al binario. Intorno a me c’erano tutte, quelle 85 persone.




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