• ·Accettare il diverso·

    #L’altro capo del filo (Un romanzo di Andrea Camilleri, Sellerio 2016)

    camilleri

    Direte che sono banale. L’avrete forse già letto tutti. O non ne potete più, di leggere le storie di Montalbano. Io invece continuo a farlo, li ho letti tutti e cento e, finché lui (Camilleri) scriverà, continuerò a comprare i suoi libri, appena usciti. In tempo, prima che la mia maestra di lettura (una zia del 1930 che mi ha insegnato quante vite puoi vivere con i libri) mi anticipi dicendomi come va a finire (l’ho fatto una volta in un post di cinema, mesi fa, ed uno di voi mi ha giustamente rimproverato). Mi ha colpito poi sapere che ormai Camilleri non vede più, non riesce a scrivere autonomamente, essendogli sopraggiunta una forma di cecità. Scrive attraverso Valentina Alferj, che lui dice essere anche intervenuta creativamente nella stesura della storia. Perché leggere questo ennesimo episodio del commissario di Vigata? Perché ancora una volta Camilleri cala la fiction nella realtà di oggi, riservando ai suoi seguaci momenti di riflessione sempre ironica ma profonda. Qui il tema è la diversità: essere diversi crea problemi, sempre. Sono diversi i profughi che si accalcano e spesso muoiono sui barconi e nel Mediterraneo, davanti alle nostre coste. È diversa la protagonista femminile, una donna bella energetica forte e libera. Montalbano è sofferente in questo racconto. Non riesce a schermarsi dietro la divisa da poliziotto (che d’altronde non indossa mai) di fronte alla sofferenza ed alla disperazione che vede negli occhi degli immigrati sbarcati a Vigata e delle quotidiane notizie di naufragi: “nzemmula a quei morti stava naufragando macari il meglio dell’uomo”. E nemmeno riesce a gestire con freddezza l’indagine sulla morte violenta di quella donna, appena conosciuta, di cui però aveva colto la singolarità e l’estrema vitalità. Il romanzo si svolge quindi su due piani paralleli: riflessioni sul nostro tempo, sulla crisi che il nostro continente sta scontando; e poi riflessioni sulle relazioni tra le persone e sulle conseguenze di certi amori, agli occhi dei più sbagliati. Le conseguenze dei tradimenti e dell’incapacità di assumersi la responsabilità di un’azione. C’è una bella affermazione (e coraggiosa) di Camilleri per bocca del suo commissario sull’Europa, sul senso dell’Unione, sulla ricerca della pace dopo la distruzione del doppio conflitto della prima metà del secolo scorso. E su come in questi anni quel senso si sia perduto, si sia perduta la ragione iniziale e quindi, come succede in questi casi, la forza per resistere ai problemi e alle complicazioni. Cominciano a ricostruirsi i fili spinati e si cerca anche una ragione logica per farlo. E c’è una meravigliosa descrizione di un amore vero, “travolgente e maturo”: “una storia che ti puoi permettere solo se sei libero e aperto alla vita”. Così dice di Elena, la vittima di questo romanzo, il suo innamorato Osman, un medico arabo, amico del commissario (non a caso una relazione tra “diversi”). Dice che Elena gli ha insegnato ad essere pronto alla vita. Ad “accettare quello che la vita ti offre”. Le due parole del libro sono diversità e accettazione. Coniugatele e sicuramente vi si scioglieranno molti nodi.



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  • ·Mannoia e io non pago·

    E alla fine gli rimarrà sul groppone. Il concerto di Fiorella Mannoia in programma sabato prossimo rischia di pagarlo il Comune di Pescara. Anzi, lo pagherà sicuramente perchè l’Europa se n’è lavata le mani. Troppo clamore, troppi riflettori puntati: no, non si può finanziare un concerto con i fondi europei, neppure se è abbinato (furbescamente) a un programma di salvataggio delle tartarughe.

    Fiorella Mannoia

    Fiorella Mannoia

    Lo mette nero su bianco l’autorità di gestione del programma Ipa Adriatic (il programma di cooperazione transfrontaliero) Paola Di Salvatore in una lettera inviata al Comune già il 14 luglio scorso, alla vigilia della notte bianca di Pescara (dove il concerto era inserito come attrazione principale) dopo che Andrea Mairate della commissione europea le aveva fatto sapere che non si potevano finanziare concerti con i fondi Ue. La Di Salvatore, costretta al dietrofront, scrive quindi al Comune che

    “according to the tecnical sources of the Programme, the costs related to the artist’s presence and performance cannot be reimbursed by the Programme as they are not eligible”.

    Insomma: non può essere finanziato dall’Europa perchè non sono spese eleggibili, cioè non hanno i requisiti necessari. I 50 mila euro adesso li caccerà il Comune di Pescara, che si è trovato in un vicolo cieco: o il concerto o la sua cancellazione, che avrebbe comunque comportato una penale onerosa. Quindi tanto vale buttarsi a capofitto, vada come vada.

    Paola Di Salvatore

    Paola Di Salvatore

    La lettera della Di Salvatore arriva dopo che Maperò solleva il caso: il concerto viene inserito nell’evento “Coast-day” grazie a uno stratagemma che si inventa il Comune e al quale sulle prime l’autorità di gestione Ipa acconsente. E che viene così descritto, qualche tempo fa, dall’assessore comunale Sandra Santavenere:

    ”Il Coast Day vuole sensibilizzare alle tematiche ambientali, attraverso una politica condivisa per la salvaguardia e la conservazione dell’ambiente marino. Un evento che gode della collaborazione di Capitaneria di Porto, Wwf, Legambiente, Marevivo, Centro Studi Cetacei, Lega Navale Italiana, Spazio Donna Abruzzo e Club Acquatico”.

    Sandra Santavenere

    Sandra Santavenere

    Insomma, prima due chiacchiere sulle tartarughe e poi vai con la Mannoia. Ecco, magari dopo due rinvii (uno per il maltempo, l’altro dolorosissimo per la cantante, costretta a correre dalla madre malata), il Comune pensava di averla fatta franca: scordiamoci il passato e pure il concerto. Poi però si è rifatto vivo il manager ed è stato un apriti cielo.
    ps: adesso forse il sindaco Marco Alessandrini e gli assessori dovranno fare la colletta. Sempre che non intervenga Sand’Alfonso.
    ps: si può dire, no?



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  • ·La sanità ancora non va·

    Usciranno dal commissariamento, ma non tutto fila liscio come l’olio, e soprattutto non subito, così come la Regione Abruzzo vuol far credere. Lo scrive chiaro il Tavolo di monitoraggio sulla sanità del 19 luglio scorso (il documento viene pubblicato qui per la prima volta): ci sono ancora molti aspetti da chiarire e sulla richiesta di uscita dal commissariamento, il ministero “ritiene che non ci siano le condizioni per esprimersi al riguardo”. Insomma, è ancora troppo presto, e troppi le cose da mettere in fila.

    D'Alfonso e Paolucci

    D’Alfonso e Paolucci

    I rilievi più importanti riguardano come sempre gli operatori della sanità privata e a pagina 18 il Tavolo di monitoraggio torna a chiedere al commissario chiarimenti in merito

    “alla consistente erosione dei budget assegnati alle strutture private e alle eventuali azioni già intraprese, o da intraprendere, da parte della struttura commissariale, per riportare la spesa per prestazioni da privato nei limiti previsti dalla programmazione regionale”.

    Per il resto, Roma prende atto che la Regione ha adempiuto in parte alle prescrizioni indicate nei mesi scorsi, ma elenca un’altra serie di impegni: intanto, il trasferimento sul bilancio del servizio sanitario di altre tranche di pagamento; il rispetto dei tempi di pagamento dei fornitori da parte della Asl di Lanciano; l’aumento dell’utilizzo della piattaforma di certificazione dei crediti; l’attivazione delle reti Sten e Stam per i percorsi nascita; la definizione degli accreditamenti.
    Alla fine però il ministero prende atto che dopo una situazione di disavanzo di 6,808 milioni di euro nel consuntivo 2015 della Regione, i dati di conto economico relativi al primo trimestre del 2016 evidenziano

    “il profilarsi di una situazione di equilibrio, riservandosi però una nuova valutazione nei prossimi trimestri”.

    Insomma, quasi tutto bene. Ma quel “quasi” significa che il giudizio sulla sanità abruzzese è ancora sospeso e sull’uscita dal commissariamento “non ci sono le condizioni per esprimersi al riguardo”. Non ancora.



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