• ·Running & cornetto·

    Parco Talenti 5

    Fermo immagine di un uomo che corre. Sta scappando o sta inseguendo qualcosa o qualcuno?
    Li hai sempre presi in giro. Quelli che andavano a correre. Quando li vedevi, sul ciglio della strada, vestititi da atleti, con la fascetta in testa e l’espressione stravolta, davi sempre di gomito a tua moglie: “Guarda, guarda come corrono felici verso l’infarto”.
    Poi ci cadi pure tu.
    Qualche chilo di troppo, la pancia che proprio non va giù, qualcuno intorno a te, che, magrissimo, ti dice che ha cominciato a correre, “non sai quanto è bello, una specie di droga; faccio un’ora, un’ora e mezza, ho perso dodici chili”. Perplesso, decidi di provarci.
    La prima fase è quella dell’iniziazione. Venti minuti, alternandone uno di cammino ed uno di corsa. Mentre fai i tuoi primi minuti di corsa, più di una volta ti viene il timore che possano essere i tuoi ultimi minuti di vita.
    Non sei attrezzato, tieni le chiavi di casa in mano e il telefonino in tasca. Un disastro.
    Vedi che le persone corrono con le cuffiette, allora ti ricordi di avere pure tu l’apparecchio per sentire la musica ed inizi a usarlo. Lo smarrisci alla terza uscita.
    Te lo ricompri, prendendo un modello che costa un quarto di quell’altro (e funziona, effettivamente, un quarto di quell’altro), associando all’acquisto un marsupio, in modo da metterlo al sicuro, questa volta.
    La seconda fase è quella della consapevolezza. Pensi che non vuoi finire sulla cronaca locale come un caso di malore letale al parco e ti compri il cardiofrequenzimetro. Una vita per imparare ad usarlo. E quando poi impari, il “bpm” rilevato ti dice che stai andando troppo forte per il tuo cuore.
    Qui ci vuole una visita medica, ti dici. Fai l’elettrocardiogramma sotto sforzo, fatichi, ti sembra quasi di morire nel punto più alto della vetta, ma, alla fine, ti dicono che sei idoneo: “Il tuo cuore sta bene, solo che non sei allenato. Continua a correre, vedrai che fra un anno, in questa stessa prova, i tuoi battiti saranno molti di meno”.
    Rinfrancato, ti rimetti a correre e, visto l’esito degli accertamenti clinici, decidi di investire qualcosa nella dotazione tecnica, comprando delle scarpe adeguate. Da running, ti dicono. Sì, perché adesso si dice running. Quando eri ragazzo si diceva footing. Più avanti è diventato jogging. Adesso running. Tu, però, vieni dal pleistocene, te ne freghi e continui a chiamarlo footing.
    Dopo tre mesi di corse, secondo la bilancia hai perso due etti.
    Entri allora nella terza fase, quella del nutrizionista.
    Massa magra e massa grassa. Proteine e carboidrati. La ricotta è meglio di mucca, perché è meno grassa. Fette biscottate e latte scremato. Yogurt greco e noci snocciolate. Addio cornetti. Vino il meno possibile. Pochissimo zucchero.
    Una gran fatica, altro che running. Ma adesso, finalmente, la bilancia comincia a darti qualche soddisfazione. E pure con la corsa vai meglio. Forse perché sei anche più leggero.
    Stai quasi per diventare un fissato, ti accingi a sposare la centrifuga, il cardiofrequenzimetro per amico, quand’ecco che entri nella quarta e più matura fase: quella dell’equilibrio.
    Accade all’improvviso, una mattina in cui ti viene in mente il sorriso di tuo padre quando ripeteva, attribuendo la frase a Flaiano, che “il salutista è uno che vive da malato per morire sano”.
    Allora cerchi il bar più vicino, entri e “un cappuccino e un cornetto, per favore. No, non integrale, quello lì, con la glassa e la nutella”.
    E’ la fase in cui provi a trarre il meglio da ogni cosa. Vai a correre nel parco che sorge tra le nuove costruzioni, lì dove un tempo finiva la città. Luogo di sospiri. Mentre corri, assapori il cambio di stagione, la natura che cambia davanti a te. E con le cuffiette ascolti la tua musica, quella di ieri e di oggi, quella che ti emoziona o ti gasa, quella che ti commuove o ti fa sorridere. Poi, quando ti va, ti concedi i piaceri alimentari, e te li godi anche di più, perché non lo fai con l’approccio bulimico di prima.
    Le altre fasi sono ancora da scrivere.
    Fermo immagine di un uomo che corre. Non sta scappando e non sta inseguendo nulla. Sta cercando.  Di raccogliere ció che é stato, portarlo con sé e guardare avanti.



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  • ·Sui Gal la mano di D’Alfonso·

    E’ di Luciano D’Alfonso la richiesta di riapertura del bando per la selezione dei Gal, è lui, il presidente della Regione Abruzzo, l’”organo di decisione politica” che chiede al direttore Antonio Di Paolo nello stesso giorno della scadenza, di rinviare la chiusura di almeno tre giorni. E’ lui che insiste, addirittura con due mail, perchè alla prima Di Paolo risponde no, non è possibile, lo vieta la legge.
    Maperò è in grado di documentarlo.

    D'alfonso con Dino Pepe

    D’alfonso con Dino Pepe

    Un rinvio sospetto, una vicenda con tanti punti interrogativi, che finisce in un esposto alla procura della repubblica: a poche ore dalla scadenza del bando per la selezione dei Gal (gruppi di azione locale che attuano tra loro una forma di partenariato attivo), il direttore del dipartimento Antonio Di Paolo firma una determina con cui proroga di tre giorni la scadenza dei termini. Manca la firma del dirigente responsabile, ed è un’assenza che pesa, e soprattutto nella determina viene scritto chiaramente che la proroga viene concessa su richiesta dell’”organo di decisione politica”. Pochi giorni prima una richiesta simile non viene accolta. Ce n’è abbastanza per scatenare un caso. Gli occhi di tutti sono puntati sull’assessore Dino Pepe, teramano, perchè da lì provengono i ritardatari che si avvantaggiano della proroga, anche se non sono gli unici. Ma oggi si scopre che non è così.

    Dalfy e Pepe

    Dalfy e Pepe

    Un pastrocchio. Maperò è in grado di ricostruire cosa è accaduto in quei giorni. Il bando scade il 9 settembre. E’ l’8 settembre quando il governatore Luciano D’Alfonso, con protocollo 34223 scrive una prima lettera al direttore del dipartimento Politiche dello Sviluppo rurale Antonio Di Paolo: “Pregiatissimo direttore”: una cartella e mezza per dire che c’è stata l’estate e che il tempo non è stato sufficiente a molti per mettere a punto la documentazione richiesta dal bando, quindi sollecita “una dilazione del termine di scadenza del bando per lo meno di altri sette giorni”.

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    Cosa sostiene Dalfy nella sua lettera? Lui dice che il bando richiede che

    “qualificate parti pubbliche e private, attraverso lo strumento del partenariato, si aggreghino tra loro” e che quindi “i soggetti chiamati a candidarsi abbiano il tempo di coagularsi intorno a una strategia, di talché, alcuni Gal, i quali hanno manifestato la loro intenzione di presentare le rispettive candidature, hanno messo in rilievo, colpevole anche il periodo di ferie estive appena trascorso, che il tempo messo a disposizione dal bando da un lato non è sufficiente per collazionare la complicata e complessa documentazione richiesta dall’avviso, e dall’altro non è di per sé sufficiente per generare le condizioni negoziali necessarie per sviluppare gli accordi di partenariato richiesti dal metodo Leader”.

    Il giorno stesso alle 19.31, Di Paolo risponde con un no e ricorda al presidente che i regolamenti comunitari impongono il termine indifferibile del 29 ottobre per chiudere la prima selezione delle strategie di sviluppo locale:

    “Il rischio che si corre disattendendo quel termine è di non poter attivare in Abruzzo le predette strategie”.

    Insomma, il direttore spiega che il termine è inderogabile perchè subito dopo va attivata la fase della valutazione da parte delle commissioni per poter pubblicare il 29 ottobre la graduatoria definitiva.

    “Ciò premesso – conclude Di Paolo – sono vivamente spiacente di comunicare che non sussistono margini ragionevoli di tempo per consentire alcuna proroga della scadenza.”

     

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    Il giorno dopo, alle 13.06, D’Alfonso torna all’attacco. E’ il giorno della scadenza del bando. Riduce la richiesta di qualche giorno, il rinvio che chiede non è più di una settimana ma di soli tre giorni:

    “Nel raccogliere quanto da lei rappresentato….vengo tuttavia a richiederle, rimarcando le ragioni già esplicitate nella mia di ieri, di voler concedere una dilazione del termine di scadenza del bando in argomento sino alle ore 14 del 12 settembre pv”. Firmato Luciano D’Alfonso, d’ordine Claudio Ruffini.

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    E’ di fronte a questa nuova insistente lettera, che il direttore del dipartimento si arrende, e firma la proroga. Una proroga sulla quale pendono già due ricorsi e un esposto alla procura della repubblica.



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  • ·Il patto del Rosso antico·

    Questa volta ci provano davvero. Giorgio De Matteis e il parlamentare azzurro Fabrizio Di Stefano si sono incontrati ieri all’Aquila (ecco qui le foto) per mettere a punto un’alleanza per le prossime elezioni comunali. Un’alleanza che poi potrebbe estendersi alle prossime Politiche e Regionali. Ma adesso il punto è un altro: la ricerca di un candidato sindaco per il capoluogo di Regione che stia bene a tutti. De Matteis porta un nome (come Maperò ha anticipato la scorsa settimana), che è quello di Carla Mannetti, la dirigente Rosso antico della Regione Abruzzo passata dall’abbraccio del centrodestra a quello del governatore di centrosinistra Luciano D’Alfonso, che l’ha adottata tentando fino all’ultimo di farle avere un nuovo contratto da direttore regionale, inutilmente fino a questo momento.

    De Matteis e Di Stefano

    De Matteis e Di Stefano

    Un rospo difficile da digerire per Di Stefano, perchè con la Mannetti ha rotto i ponti da due anni (non si parlano e non si sparano per la polvere), dopo essere stati molto amici e aver lavorato insieme a Roma. Ma anche perchè il parlamentare azzurro vorrebbe puntare su nomi nuovi, espressione del rinnovamento.
    Ma gli argomenti usati da De Matteis rischiano di fare breccia nel cuore di Di Stefano. Uno, in particolare: gli imprenditori aquilani difficilmente sarebbero disposti a schierarsi col centrodestra nel momento in cui la partita degli appalti post-terremoto è interamente gestita dal centrosinistra e la Mannetti, proprio per il suo filo diretto col governatore, potrebbe rappresentare una candidatura rassicurante, un utile compromesso.

    Carla Mannetti

    Carla Mannetti

    L’unico neo, Rosso antico dovrebbe far pace con Di Stefano, che però è uno che il passato non se lo scorda e difficilmente torna sui propri passi. E allora? Allora pensiamoci, si sono detti i due politici, che si rivedranno la prossima settimana. Mentre oggi Forza Italia riunisce le truppe sempre all’Aquila.

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    Nessuna porta chiusa, anzi. Di Stefano non ha risposto picche, ma ha fatto notare a De Matteis (col quale già in passato aveva tentato un accordo sull’Aquila) che Rosso antico, proprio a causa del suo forte rapporto con Dalfy, sarebbe odiosissima e invisa alla Destra, che è il loro elettorato di riferimento.
    Quindi la caccia al candidato (o alla candidata) perfetta, continua. Ma la Mannetti ha salito due gradini verso la conquista della candidatura.



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